Download Amori venali. La prostituzione nell'Europa medievale by Jacques Rossiaud, Paola Donadoni PDF

By Jacques Rossiaud, Paola Donadoni

Donne di strada e grandi cortigiane, ruffiane e mezzane, case chiuse inner most e pubblici bordelli: fino al XVI secolo il mondo degli amori venali è onnipresente e tollerato. Gli uomini di governo e di Chiesa considerano l. a. prostituzione inestirpabile e naturale, una forma di risposta spontanea alla miseria dei tempi e l'arma più efficace di lotta contro il caos. l. a. Chiesa gregoriana, pur instauratrice di un ordine coniugale rigoroso, accetta los angeles concupiscenza maschile e ammette donne votate al peccato. l. a. giustificazione è quella del male minore: minore rispetto alla violenza, allo stupro, all'adulterio, all'incesto. L'elemento monetario aggiunge paradossalmente all'insieme un elemento positivo; il denaro, questo nemico di Dio, è l'amico della donna venale: giustifica e legittima los angeles sua pratica e fa di lei una lavoratrice che riceve il prezzo della sua fatica. Rese socialmente visibili, le prostitute pubbliche si ritengono in grado, in Alta Germania are available in Linguadoca, di some distance fronte agli abusi e di reclamare i propri diritti. Perfettamente combine? Certamente no. Ma in grado di diventarlo? Probabilmente. Ma il pace di promozione del corpo finisce bruscamente a metà del XVI secolo quando, sullo sfondo di disastri sociali e di guerre religiose, il clero della Controriforma make a decision di porre high quality alla tolleranza. Da allora viene attuata una strategia repressiva fatta di incarceramenti, punizioni ed esclusioni. Gli anni 1550-1560 si aprono così su un mondo completamente diverso.

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In altre parole, le date di creazione o di soppressione di un bordello non delimitano affatto la storia e la vitalità della prostituzione in un determinato luogo; così come la condizione e la qualifica di donna pubblica non esauriscono quelle delle cittadine che si prostituivano. Ovunque, la crescita urbana ha prodotto micro-società di prostituzione la cui struttura e i cui comportamenti riflettono più o meno la complessità del loro contesto e si sforzano di rispondere alle sue sollecitazioni. Più prostituzioni, quindi, che coesistono e che rispondono a domande ugualmente diverse (Alain Corbin), in cui gli imperativi di natura, di cultura e di socialità si ordinano in modo diseguale.

Ma questi stessi autori devono anche riconoscere che i secoli medievali non hanno totalmente mappato il campo delle realtà da escludere, e che molti segnali suggeriscono orientamenti che non vanno nella direzione di un’accentuazione delle costrizioni62. Certo è innegabile che il numero e la varietà dei delitti di ordine sessuale repressi dalle corti di giustizia aumentino; ma non è facile sapere se le pene comminate aggravassero la situazione dei colpevoli che, prima, sarebbero stati sanzionati dalla famiglia, dal clan o dalla comunità di vicinato.

Una donna costretta «è una schiava, non una prostituta»14. In buone condizioni, il lavoro è negoziato in funzione di diversi criteri, e in questo modo la donna entra, in quanto soggetto, nella transazione. Transazione che può non essere un’operazione sessuale puramente commercializzata e, sessualmente, può non limitarsi al coito; il resto faciliterebbe l’esercizio di dissociazione – vissuto più o meno bene – tra il sesso e il cervello, e rappresenterebbe quindi una protezione di sé15. Ben conoscendo le ragioni così riassunte, ci si potrà ricollegare alle sagge constatazioni di Norbert Campagna: «La prostituzione non è né un elemento costitutivo della società ideale, né un elemento che le sarebbe radicalmente antitetico»16.

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